WEEKEND IN BICICLETTA E A PIEDI TRA IL MARE, IL VENTO ED IL VINO NUOVO

 16 – 18 OTTOBRE 2020

Prima di chiudere la stagione ci attende una tre giorni all’insegna del movimento, alla scoperta della città di Trieste – svelata in modo inconsueto – e dell’Istria vicina, attraversando il confine con la Slovenia e raccogliendo le storie di questi luoghi segnati da un travagliato Novecento. Visiteremo quindi le piccole cittadine costiere di Muggia, Capodistria, Isola, Portorose e Pirano, pedalando su ciclabili tra il mare e le colline a ridosso della costa. Autunno è il tempo delle vendemmie e del vino nuovo, ma ottobre è anche il mese della famosa Barcolana e della Bora. Un weekend per scoprire il mare, il vento, i migliori sapori del territorio e i più dolci aspetti del buon vivere tra storia e natura.

PROGRAMMA DI VIAGGIO

1° GIORNO: MUGGIA

Ritrovo nel pomeriggio a Muggia (TS) presso Porto San Rocco, incontro con la guida e sistemazione in hotel e breve briefing sull’esperienza che ci attende nel weekend. Breve escursione al tramonto in sella ad una comoda Ebike per attraversare i confini minori lungo le colline alle spalle della città. Degustazione dell’olio e dei vini del territorio frutto del lavoro di un appassionato produttore locale, ascoltando le piccole storie di questo estremo confine orientale. Rientro per la cena e il pernotto in hotel.

2° GIORNO: MUGGIA – CAPODISTRIA – IZOLA – PORTOROSE – PIRANO – MUGGIA

Partendo dall’animata Piazza Marconi di Muggia, pedaliamo per lasciare alle spalle gli ultimi chilometri di strada in Italia e (…) sconfinare in Slovenia per seguire la mitica ciclabile della Parenzana fino a Capodistria (Koper). Sosta in Piazza Grande, nel cuore del centro storico, e poi via fino ad Isola (Izola), antico borgo di pescatori dalla forte impronta veneta. Qui, degustazione facoltativa dei vini del litorale. Riprendiamo l’escursione attraversando la valle di Strugnano e raggiungere, dopo il lungo tunnel ferroviario, la cittadina di Portorose (Portorož), località di villeggiatura già ai tempi dell’Impero austro-ungarico. Da qui arriviamo a Pirano (Piran), autentica perla dell’Istria slovena, con la bellissima piazza Tartini a due passi dal mare. Pranzo libero. Visita del centro storico o relax in riva al mare. Nel pomeriggio rientro a Muggia in tempo per l’aperitivo in porto. Cena e il pernotto in hotel.

3° GIORNO: MUGGIA – TRIESTE – MUGGIA

Dopo la prima colazione in hotel, ci aspetta una minicrociera in motonave nel golfo tra Muggia e Trieste per poi scoprire la città attraverso una lente speciale e per leggere il famoso vento di Bora. Con la nostra guida, saremo accompagnati in un trekking urbano lungo le rive e nel cuore della città della Barcolana da un punto di vista davvero originale. Impareremo a leggere gli indizi della presenza e del passaggio del vento: i suoi segni si vedono anche quando non soffia, ma bisogna saperli riconoscere! Oltre ai temi naturalistici non mancheranno curiosità, aneddoti, foto e racconti scritti dalle raffiche più forti. Pranzo libero e rientro in motonave nel primo pomeriggio a Muggia per l’ultimo caffè ed i saluti.

 

QUOTA DI PARTECIPAZIONE

Minimo 9 paganti: 220,00 euro

Minimo 12 paganti: 210,00 euro

 

LA QUOTA COMPRENDE: Sistemazione in stanza doppia con bagno privato in hotel 4* a Muggia (TS) con trattamento di mezza pensione; Degustazione vino e olio d’oliva del venerdì / Mediatore / Accompagnatore Viaggiare Slow per tutta la durata dell’itinerario in bicicletta / Rientro da Portorose a Muggia con minivan riservato / Assicurazione medico–bagaglio eannullamento Europe Assistance.

LA QUOTA NON COMPRENDE: Biglietto motonave Delfino Verde (Muggia-Trieste) euro 8,35 A/R da acquistare in loco / Pranzi / Bevande ai pasti / Eventuali ingressi non indicati e visite facoltative / Mance / Extra personali / Tutto quanto non espressamente indicato nella voce “La quota comprende”.

 

 

SERVIZI FACOLTATIVI EXTRA (NON COMPRESI IN QUOTA):

– NOLEGGIO BICICLETTA: Euro 15,00 / EBIKE: Euro 35,00 (venerdì e sabato)

 

NOTE SUL PROGRAMMA

OBBLIGO DI CASCO

Tipologia di tracciato: Asfalto su pista ciclabile o strade minori promiscue

Percorso del sabato : 40Km ca.

Livello difficoltà: medio-facile

Documenti richiesti: carta d’identità valida per espatrio senza rinnovo con timbro oppure passaporto.

Nota: ricordiamo che il transito e i rientri dalla Slovenia rimangono liberi e non sono soggetti ad alcuna misura sanitaria da parte delle autorità italiane.

Itinerario ViaggiareSlow in collaborazione con Viaggiare i Balcani

Per informazioni:
Associazione Viaggiare Slow
– Fabrizio Masi: fabrizio@viaggiareslow.it
Tel. 347-039.43.00

Per info e conferme:
Agenzia Viaggi ETLI (ore 9.00-15.00)
– Daniele Bilotta: daniele@etlitn.it / daniele.bilotta@viaggiareibalcani.net
Tel. 0464-43.15.07 / 339-124.68.22

Trieste-Isola in bici inseguendo la libertà

Nei nostri viaggi lenti, oltre le frontiere e lungo la Via della Parenzana a volte ritroviamo amici e compagni di strada. Questa volta, lungo queste strade, incrociamo ancora Riccardo Zennaro (triestino che vive in Africa, dove si occupa di protezione ambientale in particolare del tema dell’acqua) impegnato in un piccolo viaggio insieme a suo padre, seguendo le sue origini e la libertà. Riccardo aveva già proposto un suo report sul viaggio Trieste-Parenzo qualche anno fa e che abbiamo pubblicato in due puntate, (1 e 2) oggi ha ceduto nuovamente al richiamo di queste terre e ci ripropone un classico passaggio di là – oltre il confine tra la città e l’Istria vicina:

 

Scendo verso il centro ancora silenzioso di Trieste per le sue strade scoscese. La bici pronta per un viaggio breve, a ripercorrere un pezzo di quella Parenzana vissuta e terminata tre anni prima. Tre anni come il tempo trascorso per ritrovare questa libertà lenta in bicicletta. Una libertà che si riacquista già dal primo chilometro, quando si chiude la porta di casa e si parte. Pedalo in solitaria lungo Via Mazzini e l’odore del mare arriva prepotente. Attorno a me, solo gabbiani e qualche passante dall’aria schiva. L’arrivo in Piazza dell’Unità con andatura da viaggiatore, come se dovessi orientarmi. Mi fermo al Caffè degli Specchi semideserto a quell’ora. E l’inizio di Agosto, e nonostante il borino, la giornata si preannuncia molto calda. Incontro un gruppo di ragazzi di Trento che con le loro biciclette ritrovano la via di casa dopo aver attraversato tutte le Alpi dal Trentino fino al Mare Adriatico. Li saluto e prendo un caffè nell’attesa dell’arrivo di mio padre. Partiamo, come tre anni fa, verso l’imbarco del Delfino Verde e della sua scorciatoia via mare per Muggia.

La partenza è sempre emozionante. Si accendono i motori della motonave e Trieste scompare in un attimo per lasciare spazio ad onde, guizzi e vento. Una meraviglia. Sulla sinistra si vedono il bagno alla Lanterna, il famoso Pedocin, con il suo muro a dividere i bagnanti donne dagli uomini da ormai più di cent’anni, e i tanti lego-container pronti per salpare verso il Bosforo con una delle navi all’ormeggio. Poi ancora il Molo Settimo con tutta la sua schiera di gru gialle che grattano il cielo, e infine, davanti a noi, Muggia.

A Muggia, come tre anni prima, la musica cambia. La cittadina tanto graziosa è invasa dalle macchine ed è giorno di mercato. Sembra che i muggesani tutti siano riuniti in piazza e per prendere un caffè e dell’acqua si fa una lunga fila. Siamo già geograficamente in Istria, e tutto ciò mi fa pensare alla posizione privilegiata di Trieste e delle sue persone. A cavallo tra due e più mondi, le loro famiglie vengono tutte da terre lontane, emigrate, arrivate, ripartite, o ritornate qui. Quanti di loro parlano più lingue e mangiano piatti di culture diverse? Eppure, tutta questa ricchezza sembra essere messa in discussione ora più che mai. Trieste, terra di confine, un confine aperto ma ora più che mai chiuso nella mente di molti che lo vogliono una barriera contro “l’altro”, questa figura vagamente identificabile e comunque colpevole di qualcosa. Cosa ti è successo, Trieste? Cosa è accaduto alle tue genti ricche di culture, di conoscenza, frutto dello scambio, del movimento, dell’apertura, della comprensione e della tolleranza? Me lo chiedo uscendo dalla cittadina e facendo i pochi chilometri verso l’abitato di Rabuiese. Ed ecco che il viaggio di oggi, sebbene sia cosi’ breve, prende di colpo senso. Non una semplice sgambata da fine settimana, ma una liberazione dai limiti invisibili di questa terra bellissima, ma mai come ora attanagliata da un velo di paura e chiusura. Un paradosso enorme per una terra di confine. E per riequilibrarsi, non c’è via migliore da ripercorrere. Quella della salute e dell’amicizia: la Parenzana.

I fantasmi se ne vanno dalla mia mente non appena vedo la prima scritta “Slovenia.” Eccola, l’Europa. E’ ancora lì a dirci che al di là delle parole, delle paure e del COVID, siamo ancora qui, tutti uniti. Un’improvvisa leggerezza mi fa cambiare umore d’istante e colgo subito dei particolari. Bellissime bocche di leone in fiore, mele estive che penzolano da un albero, e alberi da fico a perdita d’occhio. Si sale già, verso il valico sloveno e la prima vecchia stazione della Parenzana, quella di Dekani.

Fa già molto caldo quando ci avviciniamo alla tabella per una foto di rito. Che gioia e liberazione sconfinare. Soprattutto dopo mesi di isolamento e immobilità. In bicicletta, oltrepassare un confine senza dover render conto a nessuno: per me oggi la libertà è questa. Pochi metri avanti si apre un mondo nuovo. Il confine sloveno annuncia subito l’inizio dei Balcani. Profumo di granturco e pino marittimo, di fichi e di gasolio. Tre uomini grassi sono al lavoro per costruire una villetta, e c’è una Opel distrutta a bordo strada poco più in là. Scene e profumi da periferia di Podgorica o di Tirana. La linea tratteggiata del tracciato ci conduce dolcemente verso Skofije. Il buonumore si sente nel sangue e saluto caldamente qualsiasi passante incrociamo, in bici o a piedi. Una squadra di ciclisti professionisti scala la collina dall’altro versante, mentre noi scendiamo verso Koper/Capodistria e li salutiamo uno a uno: “Ciao”, “Buongiorno”, “Dober Dan”. La discesa è veloce e scollinato il ponte sopra l’autostrada, si costeggiano gli immensi vigneti di Vinakoper, tenuti d’occhio dall’omonima insegna.

Il tracciato è semplice e agevole in questo primo tratto di Parenzana. Non si lascia mai l’asfalto e girando fra rotonde, dopo qualche pezzo in condivisione con gli automobilisti nei pressi di Bertoki/Bertocchi si arriva alla periferia di Koper/Capodistria. Città natale di una delle mie nonne, Capodistria accoglie il viaggiatore forzandolo a passare per la sua zona piu’ commerciale. La Slovenia d’oggi sembra un po’ una succursale di Vienna viste tutte le aziende austriache, dai grandi “Diskont” alle banche presenti sul suo territorio con il loro inconfondibile stile mitteleuropeo moderno, lucido, pulito e trendy. Uno stacco deciso da alcuni edifici slavati risalenti all’ex-Jugoslavia, ancora presenti e irresistibili nella loro forma, colore e decadenza. Un altro chilometro e si entra finalmente in città vecchia, costeggiando il lungomare e al riparo dalle strade ad alto scorrimento. Una sosta all’ombra per rigenerarci e dopo aver respirato un po’ il mare da lontano, ripartiamo per l’ultima parte di questo breve viaggio: Izola/Isola. Lasciamo Capodistria cercando sempre la vicinanza con il mare. Dopo qualche zigzag in un parcheggio, si imbocca la via giusta in direzione Semedella, Zusterna, e poi Izola, costeggiando l’Adriatico su una pista ciclabile perfetta e rubata al traffico pochi anni fa per la gioia di pedoni e ciclisti. Questi chilometri sono pura musica. Il rumore del vento, del battistrada, delle onde, il profumo del mare a due passi, e il silenzio del viale ombreggiato qui e lì da qualche pino marittimo. Arrivare ad Izola è un vero piacere. L’orologio segna quasi le 14, l’ora più calda. Ci fermiamo a recupere energie e liquidi preziosi, complice una foratura che si risolve grazie al provvidenziale aiuto di Peter, tuttofare dell’unico negozio di bici aperto in un sabato d’agosto. Ripartiamo con più energia in direzione Trieste, ed è un vero peccato. L’anima della Parenzana ci chiama e non sapete quanto per un attimo ho sognato di girare il manubrio e proseguire verso altri orizzonti più lontani. Ma questo non accade e piano piano, dopo un tuffo ristoratore in acque limpide e fresche, risaliamo il litorale per ritornare verso l’Italia.

Il ritorno è storia del percorso inverso all’andata, con pochi dettagli da aggiungere, fuorché il caldo intenso risalendo la collina verso Skofije da Capodistria, e quel misto di felicità e malinconia a sedersi sul molo di Muggia in attesa di rientrare a Trieste via mare.

Un altro viaggio, sebbene breve giunge al termine, ma la Parenzana regala a tutti, anche a quelli che la percorrono solo per un giorno, conoscenza, leggerezza e tanta voglia che il viaggio continui. E per questo che oggi, più di ogni altro giorno, mi sento di dire non fermiamoci. Continuiamo e continuate ad esplorare, a cercare, ad incuriosirvi, a conoscere e a sconfinare. Ma se possibile fatelo piano, quasi sottovoce, umilmente, perché conoscere e comprendere l’altro, e assaporare il diverso ci salverà, e le emozioni di cui godremo ci renderanno liberi.

R.Z.

 

Camminare lungo le ferrovie dismesse – viaggiare a piedi dove un tempo correvano i treni. È questa la strada che hanno scelto Claudio e Giuliano, romani del Trullo, entrambi con la passione per treni e camminare, narratore il primo, fotografo il secondo. Autori di numerosi reportage di viaggio narrati e filmati, nei loro viaggi raccolgono attorno a sé compagni di viaggio sempre graditi. “Con l’eco dei treni” è il loro esordio letterario.

 

Il viaggio è rigorosamente a piedi, sulle traversine della linea ferroviaria Pedemontana che va da Sacile a Gemona del Friuli, sospesa alla circolazione dal 2012. Una passione per le ferrovie e il viaggiare “lento” che caratterizza gli autori e chi ha condiviso questo viaggio. Percorrere sulla strada ferrata i 74 km che si snodano fra i due comuni friulani segnano l’anima dei narratori: nulla è più ritmato dello spostarsi a piedi su una linea ferroviaria, rumore dei ciottoli, passaggi a livello, segnali di avviso e protezione, cartelli distanziometrici, immaginari sbuffi di locomotive, tutto in un concerto unico di vedute mozzafiato, capolavori architettonici e tanta, tanta fatica nel caldo friulano di inizio giugno. Le bellezze della linea ferroviaria si mescolano al cammino e agli incontri straordinari che segnano amicizie che dureranno a lungo nel tempo, di quelle vere, sincere, che solo il viaggio lento è in grado di regalare.

E non manca la sorpresa finale: la linea, che quando i viaggiatori la percorrono è chiusa e non attiva, nel 2018 grazie ad un movimento popolare che ne chiede la riattivazione, ritorna a funzionare ed a collegare di nuovo Sacile a Gemona del Friuli, in un’ottica ormai diversa, più turistica e più umana. Anche questi miracoli fanno i viaggi, i racconti, e la condivisione delle comunità.

Il Friuli Venezia Giulia, dunque, come non l’ha mai raccontato nessuno; un racconto che è una guida ma anche un Viaggio nel tempo dal sapore vintage ma reale. Del resto viaggiare a piedi è ormai una delle forme emergenti di fruizione turistica; il turismolento, esperienziale, è nuova modalità di vivere il territorio, e il camminare a piedi, nella la magia della strada ferrata e nella bellezza italiana, diventa un unico racconto sui generis.

Uscito a fine febbraio 2019 il volume della collana “Viaggiare Lentamente”, edito da “Andrea Pacilli Editore” e scritto dal Collettivo ViaggiLenti, con prefazione dello scrittore ed esperto ferroviario Romano Vecchiet. Distribuito da Messaggerie sarà in tutte le librerie italiane e sugli store che vendono libri online.

Con l’eco dei treni – A piedi in Friuli sulla strada ferrata”

di “Collettivo ViaggiLenti”

Isbn 9788893760638

Pagine 142, con dotazione fotografica in b/n e cartografia

Andrea Pacilli Editore”, collana “Viaggiare Lentamente”

euro 13,00

Per informazioni: www.andreapacillieditore.it

www.facebook.com/viaggilenti

 

DA TRIESTE A PARENZO LUNGO LA EX FERROVIA ISTRIANA

17-19 agosto 2020

Un itinerario in Istria, tra il mare, colline e antichi borghi lungo il sedime della mitica ferrovia della Parenzana. Tre giorni a contatto con la natura, la comunità locale e le storie che hanno disegnato il Novecento.

 

PROGRAMMA

LUNEDÌ 17/8 (50-60 KM)

Il nostro viaggio inizia nel cuore di Muggia – prima città dell’Istria – gustando il caffè nell’animata piazza centrale. Da qui ci dirigiamo in Slovenia, percorrendo la ciclovia verso Capodistria (Koper) e Isola (Izola), antichi borghi d’impronta veneta. Pedalando tra il mare e le colline giungiamo poi nel vivace centro di Portorose (Portorož). Possibile variante a Pirano (Piran).Nel pomeriggio valichiamo il confine con la Croazia, passando su fondo sterrato e affrontando la salita sul Golfo di Pirano che ci conduce sul Carso dell’Istria interna. Arrivo a Buie, per cena e pernottamento in B&B.

MARTEDÌ 18/8 (40 KM)

Tappa fuori strada, seguendo il percorso dell’ex-ferrovia da Buie (Buje) a Montona (Motovun), tra boschi, gallerie e viadotti. Sostiamo nell’affascinante Grisignana (Grožnjan), intima città degli artisti dal panorama spettacolare. Qui veniamo a contatto con la comunità locale e degustiamo del pregiato olio istriano da un produttore locale. Prendiamo un po’ di ristoro sul più bel terrazzo affacciato sulla valle del fiume Quieto (Mirna) e scendiamo poi nel cuore del Bosco di S.Marco, importantissima risorsa di legname ai tempi della Serenissima. Arriviamo infine ai piedi del colle di Montona per la cena e il pernottamento in B&B/agriturismo.

MERCOLEDÌ 19/8 (35 KM)

Prima della partenza, visitiamo il borgo medioevale di Montona (Motovun), strategico presidio veneziano dell’Istria interna e quindi ripartiamo in direzione di Visinada (Vižinada). Proseguendo su sterrato pedaliamo nella quiete della natura tra dolci saliscendi, vigneti e campagne. Pausa per ristoro e degustazione libera di prodotti enogastronomici locali e per la visita facoltativa alle grotte di Baredine, ricche di sculture create dal millenario “lavoro” dell’acqua. Ultimi chilometri in bici e arrivo a Parenzo (Poreč), capolinea del trenino della Parenzana. Se il tempo a disposizione lo consente, ci concediamo un tuffo nelle acque azzurre dell’Adriatico o visitiamo la Basilica Eufrasiana per rivivere lo splendore di Bisanzio. Termine del viaggio e rientro in Italia con transfer in serata.

scheda completa del tour:

http://www.viaggiareslow.it/wp-content/uploads/2020/07/scheda-PARENZANA-OK.pdf

 

Le isole della bora

Nuova guida escursionistica – Ediciclo Editore

Presentazione: Giovedì 25 giugno 2020 – ore 19.00 a Porto San Rocco (Muggia)

-Introducono Martina Vocci e Luigi Nacci-

L’arcipelago di Cherso/Cres e Lussino/ Lošinj, è uno dei luoghi più affascinanti della costa croata per il trekking, possibile tutto l’anno.

La guida propone 26 escursioni sulle isole di Cherso, Lussino, Sansego/Susak, Asinello/Ilovik e Unie/Unije. Dai querceti della Tramontana, a nord dell’isola di Cherso, si tocca il monte Sis (639 m) e si scende verso la città di Cherso. Si attraversano pascoli e oliveti secolari per scoprire i territori di Vallon di Cherso/Valun, Lubenizze/Lubenice, San Martino in Valle/Martinšćica e Punta Croce/Križa.

Sull’isola di Lussino si sale alla cima Televrina/Televrin (588 m), la più alta del monte Ossero/ Osoršćica. A sud, nei due Lussini, immersi nei profumi e nei colori della macchia mediterranea, si percorre tutto il periplo della costa, con scorci incantevoli sul mare. Asinello, l’isola dei fiori, Sansego, l’isola di sabbia e Unie, l’isola dell’olio, completano la proposta che suggerisce anche un percorso in mountain-bike, immersioni subacquee e itinerari in kayak.

In questo impegnativo 2020 si riparte con tante novità!

Sabato 13 giugno apre il nostro nuovo Bike-point a Muggia in Strada per Lazzaretto 2 nella piazzetta di Porto San Rocco (45°36’24.5″N 13°45’12.7″E).

Il nostro punto, come in passato, si qualifica come luogo di partenza per la ciclovia della Parenzana (Muggia-Parenzo) e per tutte le escursioni lungo la penisola muggesana da Trieste e dal Carso verso l’Istria.

Nel rinnovato Bike-point, in collaborazione con l’ass. ViaggiareFree, troverete il noleggio con un parco mezzi già attrezzato e idoneo all’utilizzo escursionistico e cicloturistico, composto da biciclette convenzionali, E-bike (MTB elettriche), bici bimbo, accessori, caschi, seggiolini, e altro materiale utile all’assistenza tecnica.

Qui dettagli e tariffe:

http://www.viaggiareslow.it/noleggio-bici-bike-rent/ 

Un piccolo angolo fornito di guide, cartografia, libri di viaggio del nostro territorio da consultare. Un reparto dedicato e aggiornato con brochure/mappe/guide escursionistiche e cicloturistiche delle regioni a noi vicine – Carso, Istria slovena, Istria croata, Quarnero, Friuli, Slovenia occidentale e Carinzia.

Ma sopratutto ci saremo noi,  pronti ad accogliere e fornire suggerimenti per i cicloturisti ed escursionisti in partenza e transito.

Operativo dal 13 giugno a fine anno, ogni giorno – inizialmente con gli orari di apertura: 09.00-12.30 e 16.00-19.30. Chiuso il martedì.

Tra le attività promosse non mancheranno escursioni sul territorio, presentazioni e momenti di aggregazione nell’ambito di una nuova mobilità sostenibile nonché osservatorio privilegiato sul mondo del turismo slow.

Sarà la nostra base per l’opera di promozione e realizzazione di una serie di iniziative insieme a partner qualificati, un riferimento e contenitore per disegnare iniziative culturali di promozione del territorio all’insegna della creatività, del movimento e del buon vivere.

Sarà insomma questa l’ennesima sfida, ma si sa che alle sfide in salita e contro vento noi siamo abituati. Vi aspettiamo!

:)

 

Raggiungere la città di Trieste dopo aver attraversato le grandi pianure del nord Italia ha sempre un grande fascino. Viaggiando in treno, il segnale di un cambio geologico lo si avverte dal sussultare dei vagoni all’incontro con il Carso. Farlo in bicicletta può essere ancora più sorprendente apprezzando il mutato aspetto del paesaggio.

Trieste con il suo piccolo territorio, peraltro si colloca lungo una innervatura strategica della rete cicloturistica nazionale ed europea. Qui si incontrano e sovrappongono gli itinerari EuroVelo 8 ed EuroVelo 9, parte della rete ciclabile nazionale BicItalia, il tracciato AdriaBike e la nuova AIDA (Alta Italia Da Attraversare).

La scelta su quale Via seguire per raggiungere la città non è quindi banale ma le opzioni in sostanza sono due.

Affrontare il ciglione carsico attraversando i paesini, boschi e frazioni dell’altopiano, oppure procedere lungo la larga strada costiera fino a raggiungere il litorale e il centro città con le sue Rive?

Noi le abbiamo provate le due Vie, seguendo da una parte la traccia AdriaBike per la Via Alta e quindi la costa suggerita dal tracciato Aida.

Appare subito evidente che la traccia che arriva in città (o parte dal centro) attraversando il Carso, è più lunga (48Km al bivio di Sistiana) e con maggior dislivello (600m totali se si parte da Trieste). Questo perché il giro è ampio e tocca diversi borghi carsici superando aree boscate e zone che ospitano i piccoli ma preziosi vigneti del Terrano, Refosco o Vitovska, un vitigno autoctono del Carso dal color giallo paglierino e dai profumi di fiori di campo. Passando Sales, Sgonico, Rupinpiccolo per poi raggiungere Opicina, Trebiciano e Basovizza. Qui scendere lungo la Val Rosandra, che dalla frazione di Draga e attraverso la ciclopedonale “G.Cottur”, accompagnerà i viaggiatori in bicicletta verso il centro della città.

L’altra Via è decisamente più facile: è sufficiente seguire la strada principale che sfila il centro di Sistiana seguendo la larga strada lungo la costa (SS14). Una strada che potrebbe ospitare una sede ciclopedonale protetta senza grandi opere e per buona parte del percorso, questa possibilità c’è.

Qui la vista si apre alla meraviglia del golfo di Trieste, scorgendo la bassa costa friulana con Grado e Lignano Sabbiadoro da una parte e i promontori dell’Istria dall’altra. Sotto, ammiriamo il mare blu macchiato da barchette e dalle ordinate fila di allevamenti di cozze. Poi, passata la galleria naturale scavata nella roccia, possiamo scorgere il bianco castello di Miramare e giù in fondo la città.

Se l’itinerario è fatto al contrario, la Via Alta presenta subito il conto della salita verso il colle di San Giusto (media tra il 10 e 12%), la frazione di San Giacomo con la progressione della Cottur (qui con pendenza media del 3%). Una volta raggiunto l’altopiano, dopo 16 km, l’itinerario rimane più o meno in piano con qualche breve rilancio. Viceversa la strada costiera, pedalando dalla centrale piazza dell’Unità è in leggera ascesa, raggiungendo i 138 mt di quota sul mare sui 18 chilometri di percorso.

Chiaramente il traffico automobilistico lungo la Statale 14 potrebbe dissuadere piccoli gruppi o nuclei familiari con piccoli ciclisti. Dall’altra parte il percorso che attraversa il Carso richiede un minimo di accortezza causa il fondo “mosso” che diventa ostico in caso di bagaglio pesante sul mezzo.

La differenza tra i due itinerari riguarda anche il fondo stradale: sterrato e un po’ nervoso per alcuni tratti sul Carso lungo la Via Alta; completamente su asfalto seguendo la strada Statale litoranea.

Concludendo, va detto che abitualmente nel pianificare un itinerario, il cicloturista sceglie la strada più breve e diretta, ma se l’obiettivo del viaggiatore è quello di oltrepassare la città proseguendo il viaggio sull’altopiano, la Via Alta diventa una buona e piacevole alternativa.

 

E voi quale strada preferite?

 

In questo periodo di quotidianità sospesa e di riflessione, cresce in noi la consapevolezza di dover rallentare i nostri ritmi e probabilmente ripensare al nostro metodo di sviluppo, ai nostri stili di vita, ad aver maggior cura del nostro mondo e dell’ambiente che ci circonda.

È forse questo il momento per riflettere sul futuro e sui piccoli gesti che possono contribuire a migliorare la nostra vita e quella della generazione che verrà.

Vivere e viaggiare lentamente ci permette di valorizzare le cose più importanti; quelle che misurano il significato della nostra esistenza e delle nostre azioni, le cose che ci danno gioia e che ci fanno vivere delle esperienze dove il valore del tempo assume un’altro significato.

Rallentare significa vivere il tempo che viviamo: il presente, senza l’ansia di doversi confrontare su cose -anche inutili- con cui vorremmo riempire questo tempo.

 

Abbandonare il superfluo

Il tempo si dilata spogliandosi di sovrastrutture inutili, spesso imposte per sostituire altre ricchezze, altre relazioni o luoghi che crediamo di non poter raggiungere.

Oggetti o ragionamenti che sottraggono altro tempo a momenti e condivisioni da vivere senza filtri, abbandonandoci all’istinto, alla gioia del presente, del viaggio che stiamo vivendo.

 

Che il nostro itinerario sia realizzato a piedi o in bicicletta, non ha molta importanza; si può andar di fretta e distrarsi anche camminando. È con la necessaria lentezza che riusciamo a cogliere molti aspetti del territorio che attraversiamo, la natura, i profumi, i dettagli più nascosti. E poi l’incontro. L’incontro con le persone che in questi luoghi vivono e che con il nostro ritmo lento riusciamo ad avvicinare.

La lentezza, spesso ci concede il lusso di poterci perdere, smarrire lungo vie minori, più vicine alle genti e alla storia dei luoghi.

Non è importante quanta strada percorriamo, il nostro intimo ha bisogno di seguire strade strette, probabilmente più tortuose e più irte ma immensamente più ricche e profonde. Strade che toccano tanti punti, non necessariamente quelle che ci portano da un punto A ad un punto B.

Possiamo pensare di viaggiare “vicini” e “leggeri”. Ogni viaggio ha inizio chiudendo alle nostre spalle la porta di casa; prendere una via nuova, quella che non abbiamo mai percorso perché non abbiamo trovato il tempo per farlo.

Togliere il piede dall’acceleratore ci consente di restituire centralità al nostro corpo e all’ambiente che ci circonda. Seguendo il ritmo della natura e della vita, con rispetto.

 

Rispettare noi stessi e gli altri

Il rispetto si misura anche con la nostra “leggerezza” del passaggio dentro il paesaggio. Un passaggio senza impatto, senza alterare il territorio che attraversiamo e senza la necessità di strutture che ne adulterino l’equilibrio.

Rispetto significa anche ascolto, attenzione a chi ci ospita, nelle differenze e nelle complessità.

Il tempo ci permette di vivere appieno di queste diversità, rispettando l’ambiente e cercando un magico equilibrio con la natura e con noi stessi.

 

Il nostro prossimo viaggio, corto o lungo che sia pensiamolo così: lento, responsabile e sostenibile. La meta non sarà importante, ma sarà ogni attimo che vivremo lungo la nostra via che farà del nostro viaggio un’esperienza unica e irripetibile.

Respiriamo a fondo e apriamo di nuovo la nostra porta pensando ad un domani migliore.

 

#VivereLento, #ViaggiareSlow

 

 

Il confine è una linea. La frontiera è invece uno spazio; e in questo spazio si sviluppano contaminazioni tra uomini e culture, fatti di ciò che sta al di qua e al di là. Questo è il nostro spirito: viaggiare senza linee di confine, accogliendo culture, tradizioni e mentalità che diventano parte di noi.

VIAGGIARESLOW CON VIAGGIARE I BALCANI

LA NOSTRA PICCOLA FILOSOFIA DI VIAGGIO

Che l’itinerario sia realizzato a piedi, lungo un tracciato ciclabile o con un mezzo classico, la nostra esigenza profonda è di dare il massimo rilievo alla storia, agli aspetti naturalistici del territorio e alla vita di una comunità, ai mille aspetti che la caratterizzano: paesaggio naturale o modellato dall’uomo; vicende passate e cronaca quotidiana, ma anche l’idea del domani; mentalità, culture e tradizioni che si manifestano a tavola, nelle ricorrenze, nei modi di rivolgere il pensiero e il cuore a Dio; storie e memorie collettive e individuali. In tal modo il nostro viaggio diviene consapevole; ma per noi è anche altro:

LENTO, per apprezzare le infinite sfumature di una terra e delle sue genti

RESPONSABILE, verso chi la abita, verso chi ci ospita e ci guida, ma anche verso chi viaggia insieme a noi, al quale desideriamo fornire strumenti di lettura, riflessione e comprensione che vadano oltre l’itinerario compiuto

SOSTENIBILE, perché promuove, ove possibile, itinerari, stili e mezzi per scoprire il territorio a basso impatto, per un viaggio equilibrato e rispettoso dei luoghi abbracciati e dei protagonisti locali.

 

NOTA
Alcune attività sono state rinviate per le restrizioni disposte causa Covid-19. Per ulteriori informazioni contattateci via e-mail a info@viaggiareslow.it


 

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Come ogni anno, condividiamo i numeri di stima dei flussi del turismo in bicicletta sul territorio di Muggia (TS) (gennaio-dicembre 2019):

I dati sono stati raccolti incrociando fonti multiple: tour operator italiani e stranieri / dati soggiorni PromoTurismo FVG / accessi presso l’Info/Bike point di Piazza Caliterna a Muggia e attraverso i contatti ricevuti attraverso i nostri canali Fb e web (www.viaggiareslow.it / www.viaggiarefree.it / www.parenzana.it).

I numeri dei tour operator, tra i quali FunActive, GiroLibero, Jonas, Helia, Die Landpartie, Bacher Reisen, Hofstetter Reisen, Island Hopping, Tripsite, Backroads, Ciclismo Classico, Experience Plus e altre agenzie minori, sommati a escursionisti autonomi e gruppi nazionali-esteri portano le cifre totali dei turisti in bicicletta ad attestarsi (probabilmente per difetto) ad uno scenario di stima tra i 16.800 e 17.000 cicloturisti all’anno con un aumento complessivo tra il 12 e il 13% rispetto ai valori 2018.

Direzioni: 65% Parenzana – 30% lungo la costa (direzione Koper-Capodistria) – 5% altro

Dai dati emerge che è in costante crescita l’interesse delle agenzie verso il nostro territorio: più di 15 Tour operator nazionali e internazionali propongono nel loro catalogo viaggi con transito (alcuni con pernottamento) nel nostro comune. (il numero degli operatori impegnati è cresciuto rispetto al 2018)

Da dove arrivano i cicloturisti?:

35% provenienza nazionale

(di cui 40% Triveneto – 15% Lombardia – 15% Emilia Romagna – 30% altri: Lazio / Piemonte / Toscana / Umbria.. ecc..)

25% Austria

15% Germania

15% Paesi dell’Est: Slovenia / Rep. Ceca / Slovacchia / Russia / Ungheria ..

10% diversi: Svizzera / Francia / Olanda / Spagna / Gran Bretagna / Scandinavia / Australia / Stati Uniti / Canada..

Dai contatti emerge un aumento di passaggi di turisti stranieri pari a circa il 8%. In leggera crescita anche il flusso di turisti italiani rispetto al 2018 (+5%).

Mesi con maggiori afflussi (in ordine decrescente):

settembre / agosto / luglio / ottobre / giugno / maggio / aprile … con sensibile flessione nel solo mese di maggio 2019 a causa delle condizioni meteo sfavorevoli.

Nei numeri, NON sono stati considerati i passaggi dei turisti di prossimità o escursionisti / transfrontalieri che peraltro sono presenti durante l’intero arco dell’anno sul territorio.

Tali incrementi peraltro sono pienamente sovrapponibili ai numeri che provengono dalle vicine aree turistiche, quali quelle dell’Istria slovena e croata, dell’AlpeAdria e della regione litorale-quarnerina.

Nello specifico, dai rilevamenti sui tratti ciclopedonali nella vicina costa slovena attraverso dei contatori numerici, nel corso del 2019 sono stati rilevati 389.000 passaggi di ciclisti lungo il tratto costiero da Koper-Capodistria a Isola-Izola e 125.000 nel tratto interno tra Isola e Portoroz-Portorose nei pressi della galleria Valeta (letture al 30.12.2019)(erano rispettivamente 345.000 e 105.000 nel 2018).

In questi dati evidentemente non c’è discriminazione tra ciclisti sportivi abituali o residenti e cicloturisti di passaggio.

Il 2019 ha registrato, rispetto all’anno precedente, un aumento dei flussi anche sulla Ciclovia Alpe Adria (Salisburgo-Grado) FVG1, che i dati della Regione FVG illustrati il 19 dicembre scorso, riportano circa 148.000 passaggi lungo l’importante asse regionale.

Inoltre i numeri forniti da uno dei maggiori operatori turistici italiano (GiroLibero) segnalano circa 2.000 loro clienti che acquistano ogni anno un pacchetto viaggio che prevede il passaggio sul nostro territorio provinciale.

Attraverso una analisi più approfondita, in considerazione di altri segnali e dati dei pernottamenti, possiamo rilevare che permane anche nel 2019, modesta (ma in costante aumento) la percentuale di coloro che soggiornano più giorni sul territorio.

Questo raffigura sostanzialmente che il nostro territorio continua ad essere oggetto di transito piuttosto che di stazionamento.

Va considerato che oltre il 90% dei cicloturisti in transito prende la direzione sud (Slovenia-Istria). Di questi, solo una parte (stimabile intorno al 20-25%) soggiorna almeno una notte sul territorio, un buon numero invece, pur partendo da Muggia o giungendovi in bicicletta, non sempre raggiunge il centro cittadino.

A margine, è interessante stimare l’impatto economico sulla città, calcolando le spese medie giornaliere dei cicloturisti, le permanenze medie in città e aggiungendo a queste gli effetti indiretti e indotti dall’aumento di spesa sul territorio con un beneficio diretto per tutta la comunità. Tali stime, in relazione ai numeri rilevati e al numero dei pernotti, porterebbero ad un volume economico diretto medio per il 2019 non inferiore al milione di euro, volume che alimenta soprattutto la ristorazione, la ricettività e il micro commercio.*

Rilevando infine i segnali di feedback dei T.O. e delle persone che hanno scoperto per la prima volta in bicicletta il nostro territorio, i dati riportano un alto gradimento dell’esperienza, manifestando la volontà di ritorno in futuro.

Dalla lettura dei dati generali si può rilevare che, anche nel segmento escursionistico del trekking (nello specifico quello afferente l’Alpe Adria Trail), vi è stata una sensibile crescita nei numeri determinando un aumento complessivo del flusso del turismo itinerante e attivo sulla penisola muggesana stimabile in alcune migliaia di presenze/anno.

 

* Da indicatori Bikenomics / Osservatorio provinciale per il turismo Provincia Autonoma di Trento – dove ogni cicloturista spende mediamente tra i 50,00 e i 75,00 euro al giorno – (tra ricettività e/o ristorazione e servizi sul territorio)