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Ride my Boat *

10 maggio – Muggia/Isola tra bici e barca a vela

Di primo mattino si aspettava il borino leggero, quello che nelle giornate serene si annuncia al sorgere del sole. Invece è un maestrale debole che entra nel golfo alla partenza. Forse ce la facciamo a partire con le vele.

Prima però ci sono le biciclette da regolare: l’altezza del sellino, la pressione delle ruote, il compagno poi, con cui scambiarsela al traguardo di tappa.

Si parte con il caffè caldo e qualche cornetto, qualche battuta e un paio di foto. Il cielo è uno specchio pervinca, i cirri in alto annunciano un cambio del tempo per domani.

Si esce dal porto con la randa, qualche colpo di timone e si avvia il viaggio. L’altra metà del gruppo pedala verso sud-ovest direzione Isola d’Istria attraverso quello che un tempo era il confine con l’oriente vicino.

Si accende quasi un match race dopo la partenza, il mare si macchia tra i deboli soffi di vento. Laggiù sembra esserci più aria. Si srotola il fiocco. Il vento però è debole, salta pure… 3 nodi, oltre è difficile andare di bolina.

Girato il grosso naso di punta Grossa (Debeli Rtic), la musica cambia, il maestrale ora fa drizzare i segnavento sulla vela. Lo avverti sul viso e il timone ti dice che è ora di stringere il vento.

Qualche incrocio da scuola di vela e si lascia alle spalle Capodistria. Si punta ora Isola, punta de galo è lì a dritta. La barca ora è un rasoio che fila di bolina.

Isola d’Istria si estende tra punta Ronco e punta Velisana. Le sue coste sono sinuose e poco pronunciate, con insenature dolci e piatte e colline che degradano dolcemente verso il mare.

La prospettiva dal mare si capovolge, i riferimenti diventano il campanile e la ciminiera dismessa della Arrigoni. Il fondale si abbassa, 18 segna, poi 10, la riva è a portata di timone.

I ciclisti sono già lì, in cima al molo. Una buona bottiglia stappata, e la merenda si fa in compagnia. Il brio non manca. Si cambia equipaggio, i marinai diventano ciclisti.

Ora, che è tempo di ritornare, il maestrale batte secco, increspando il golfo, si osa il gennaker. Per i pedalatori il vento accompagna il rientro alle spalle. Sarà una scommessa per arrivare prima ad accendere l’acqua degli spaghetti.

La strada si srotola lungo il mare prima, poi s’inerpica tra la sella di Scoffie, tra i campi che profumano di erba appena tagliata. L’usignolo si nasconde tra i rovi e il cielo si vela spegnendo il calore del mezzodì.

Il traguardo è vicino, si arriva quasi in gruppo con le vele. Gli scafi frenano ammainando le tele.

La chiusa questa volta è la tavola. La brezza sul terrazzo all’ombra punge ma ci si scalda sognando già il prossimo giro. Sarà Istria, ancora più a sud, o Quarnero, andata sui pedali e rientro in barca a vela? Peccato non si usino più le carte nautiche, altrimenti bisognerebbe stenderle tra i bicchieri di malvasia e segnare insieme le nuove rotte.

Un po’ di foto

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