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A sud, inseguendo il mare (reprise)

È dolce far scivolare le ruote della bicicletta lungo il mare in quelle che potrebbero essere le ultime giornate d’estate o le prime dell’autunno, dipende da quale parte le osserviamo. Un contatto stretto quello con l’acqua, pochi metri a volte, a tratti più interno per scoprire strade minori, spesso sterrate tra boschi di leccio e pinete dall’aromatico profumo.

Lasciata Rovigno, principessa della costa istriana, la direzione è sempre a sud, lo storico parco della famiglia Hutterot a punta Corrente, Scaraba con l’arcipelago di S.Andrea, il litorale nel quale, come da leggenda, si inabissò la misteriosa isola con l’abitato di Cissa, raccontata da Plinio il Vecchio nel I sec. Dopo Cristo. E giù, passata la spiaggia nei cui pressi sorgeva l’antica Vistrum romana, la strada battuta sale oltre Monparadiso, tra muretti a secco, campi, ulivi e vigneti accanto ad un agriturismo, a cui risulta difficile resistere alla sosta. Un tratto tortuoso porta poi a Palù, oggi riserva ornitologica. Non lontano a sud-est, le rovine della chiesetta di S.Damiano, dove nel 1177 Papa Alessandro III celebrò la messa di ritorno dalla Dalmazia.

Percorriamo strade antiche, la vecchia consolare romana che partiva da Pola, passava Valbandon, sfiorava Fasana e Peroi e quindi si avvicinava a Punta Betica passando per Fonda Colomba, Valmadorso ed arrivava a Sporiniana, dove si biforcava per Vistro e Valle. Le pietre lisce e squadrate scorrono sotto le nostre ruote tassellate.

Oltrepassata Barbariga, con le sue scatole di calcestruzzo socialista a consumo turistico, ritorna la strada bianca a contatto con il mare. Peroi con la sua curiosa chiesetta ortodossa di S.Spiridione.

Fasana, un tempo borgo di pescatori, oggi trampolino d’imbarco per le escursioni alle isole Brioni. Un caffè sulla riva, oppure un piatto di “girai” fritti (latterini) da gustare all’ombra delle viuzze. L’intima chiesetta della Madonna del Carmine oppure il duomo di S.Cosma e Damiano sul mare con le barche alle spalle. Un tratto ancora lungo la riva, l’acqua turchese invita all’ultimo tuffo di fine stagione, pochi i turisti, di spazio ce n’è tanto, sotto un pino o sui ciottoli del bagnasciuga.

L’ultima tirata infine prima di raggiungere Pola, anziana signora, capitale dell’Istria, piena di contrasti con il profumo della storia, qui stratificatosi nel corso del tempo.

Città austera e asburgica nei palazzi ottocenteschi, ma evidentemente Romana nelle sue ricchezze archeologiche e la monumentale arena. Arsenale miliare austroungarico, sede dell’imponente Marina e luogo di cantieri navali. Socialista poi, con l’inurbamento del dopoguerra profuma oggi di gasolio e salsedine tra gli attracchi delle linee di navigazione che collegano l’alto Adriatico.

Termina così il viaggio a sud, ai piedi dell’arena, seduti piedi ciondolanti sulle pietre che han visto spettacoli di commedianti e saltimbanchi famosi, maestosa e superba sfida i secoli, eretta su ordine dall’imperatore Vespasiano per far piacere alla propria amata.

Socchiudendo gli occhi pare ancora di vederlo, il pubblico assiepato alla sera tra torce e lumi, a godersi i piaceri degli spettacoli estivi in riva al mare. Arriva però la brezza, è l’ora di abbandonare la gradinata, raccogliere il mantello e riprendere il cammino. È tardi per il bis.

 

 

 

 

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