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Neve di febbraio

Anche se la stagione invernale sta volgendo al termine, e sia stato questo un inverno non particolarmente freddo almeno dalle nostre parti, sarà ricordato come uno degli anni in cui abbiamo visto la neve con più frequenza.

Veder scendere la neve sul mare, è sempre una suggestione e la magia di scoprire porticcioli e spiagge imbiancate restituisce ai nostri occhi immagini fiabesche.

Non è però sempre stata così romantica la visione dell’inverno nell’Adriatico orientale.

L’Istria e il Quarnero generalmente godono di un clima mediterraneo piuttosto temperato, almeno nella zona costiera, ma anziani agricoltori e pescatori tramandano racconti di inverni severi e particolarmente rigidi nel passato.

Naturalmente viene spontaneo partire dal racconto del febbraio del 1929. L’inverno di quell’anno si era preannunciato con basse temperature e neve ma niente faceva pensare ad una fine stagione così drammatica. Nella notte tra il 12 e 13 febbraio vento di bora e neve fecero scendere le temperature in tutta la regione paralizzando ogni attività. Sulla costa si raggiunsero i -17 e l’acqua di mare si gelò per parecchi metri. Perirono molti animali e quasi tutti gli uccelli, gelarono e rinsecchirono alberi di ulivo e fico soprattutto nella parte settentrionale dell’Istria. Purtroppo persero la vita molti anziani e bambini in quanto, non va dimenticato, che allora si viveva in case contadine prive di isolamento e piene di fessure.

La neve era altissima, come riportano le cronache del tempo: 2 metri a Barbana, 3 a Cherso, un metro a Montona. A Visignano, Gimino, Portole, Pedena ed altri luoghi più esposti il vino ghiacciò nelle botti nelle case di pietra.

Altri inverni particolarmente severi furono quelli del 1940, 1954 e 1956.

Quest’ultimo, può considerarsi l’inverno più freddo da quando le temperature si misurano con il termometro. La tabella dei valori diurni a metà febbraio riportava: Fiume -13, Pola -11, Abbazia -11, Rovigno -10,7, Parenzo -11, Pisino -21,3. La gente non subì però i disagi del ’29 in quanto le abitazioni e gli indumenti offrirono maggiore riparo.

Correndo agli anni recenti ricordiamo l’inverno tra il 1984 e il 1985 con robuste nevicate anche sulla costa e temperature che nell’Istria interna raggiunsero i -17 a Pisino. La sua conca infatti, insieme alla Ciceria rappresenta la zona più fredda della regione.

Vale poi la pena ricordare le frequenti irruzioni fredde della bora nell’alto Adriatico. La bora è un vento di caduta e compressione di provenienza nord/nord-est, che soffia con particolare intensità in presenza di forti gradienti barici tra continente e mare. Il vento, a causa delle grandi differenze di temperature che si instaurano tra l’altopiano carsico, molto più freddo, ed il litorale, sensibilmente più caldo, si rinforza notevolmente, divenendo furioso e turbolento, con raffiche che possono superare la soglia dei 150-160 km/h. Risulta molto violenta nel golfo di Trieste, ad Aidussina in Slovenia e a Fiume e Segna nel litorale croato.

Infatti un antico detto degli anziani Giuliani, soprattutto fiumani e triestini, recita: “la Bora nasce a Segna, si sposa a Fiume e muore a Trieste”.

Tra gli episodi recenti più violenti vale la pena segnalare la notte tra il 1 e il 2 marzo 2011, con una raffica di ben 163 km/h registrata dall’OSMER.

Tra venerdì 10 e sabato 11 febbraio 2012 in una settimana con vento forte costantemente oltre i 100km/h e temperature massime non superiori ai 5° sottozero presso l’anemometro sul molo F.lli Bandiera a Trieste si è archiviata una raffica di picco di ben 50.8 m/s, ossia quasi 182.88 km/h!

Sono queste, condizioni climatiche che in certi casi, possono assumere caratteristiche estremamente nocive per l’olivo, ad esempio, quando diversi giorni di temperature inferiori allo zero, abbinate alla presenza della bora possono determinare la morte o notevoli lesioni alle piante, soprattutto a quelle più giovani.

Ritorniamo quindi alla visione romantica di questo febbraio appena trascorso, dove significativi episodi nevosi hanno ammantato le campagne istriane, e a volte anche il litorale, offrendo delle inedite cartoline del nostro territorio.

Aspettando la primavera, possiamo pianificare le prossime escursioni, in compagnia di un caldo vin brulè accompagnato magari dai dolci crostoli di stagione.

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