Questo articolo è stato pubblicato sul primo numero della nostra rivista cartacea ViaggiareSlow e sul magazine online.
Lo riproponiamo qui sul sito per condividerlo con tutta la nostra community, ringraziando di cuore l’autrice Cristina Noacco per il suo prezioso e gentile contributo. Buona lettura!
Il Tagliamento attraversa l’intera regione del Friuli Venezia Giulia e disegna la figura di un albero: i fiumi di risorgiva della Bassa friulana (Stella, Corno, Cormor, Lemene…) compongono il suo delta e si immergono nel mare come lunghe radici, l’ampio tronco è largo fino a due chilometri e i rami del bacino idrografico ricamano i monti, fino a perdersi in minutissime foglie-sorgenti.
Centosettanta chilometri di corso lento o irruento, di canali intrecciati, di trame di rivoli, di lingue, di cammini, di commerci… compongono una rete fittissima di legami geografici, politici, economici, religiosi, artistici, culturali. Risalendolo, si apre la porta del tempo e ci si lascia inondare dalla sua ricchezza millenaria.
La Grande Bellezza è ovunque. Ogni goccia, ogni rivolo, ogni sasso fa parte di un tutto cosmico, del quale si scopre, grazie al fiume, di far parte.
Radici e frontiere liquide
Tra Lignano Riviera e Bibione, la foce del Tagliamento rappresenta una frontiera liquida tra il Veneto e il Friuli, fra le province di Venezia e Udine, dove le lingue si mescolano e scivolano dolcemente l’una nell’altra, varcando talvolta i confini tracciati e ridisegnati dalla storia.
In questi luoghi l’uomo ha combattuto contro l’inesorabile interramento della laguna, con opere di bonifica e costruzione di canali, strade, ponti e centri balneari sul cumulo di sedimenti trasportati dal fiume nel corso millenario della sua storia. Quel delta, a forma di uccello con le ali spiegate, è il dono che il fiume ha raccolto in montagna e che offre in dote alla distesa del mare. La sabbia dorata con la quale i bambini costruiscono castelli effimeri sulle spiagge di Bibione e di Lignano risale forse al Paleozoico carnico: calcare, conchiglie e coralli che hanno composto le Alpi; sabbia d’oro, appunto.
Ma le frontiere liquide del fiume sono state anche oggetto di contesa. Il ponte di Pinzano, per esempio, è stato teatro di guerra, e ha svolto un ruolo determinante nella vicenda della “seconda Caporetto”, quando, il 2 novembre 1917, le armate asburgiche hanno attraversato il Tagliamento facendo retrocedere la difesa italiana. Quanta storia è passata sotto i ponti del Tagliamento…
La linfa del Friuli, una linea che unisce
Il corso del fiume taglia in due la regione del Friuli Venezia Giulia e offre un punto di riferimento alle popolazioni delle due sponde, che si dicono, in riferimento alle varianti locali della lingua friulana, di cà o di là da l’aghe. Lungo il Tagliamento, il «fiume dei tigli» (Tiliaventum), nell’Antichità e nel Medioevo viaggiavano merci e commercianti, cultura e pellegrini. È la Via del Tagliamento, che collega i paesi d’oltralpe al mare e a Roma attraverso la Romea Strata.
Questa strada che l’acqua percorre da circa sei milioni di anni porta la testimonianza della formazione della pianura friulana: il greto del fiume è un’enciclopedia a cielo aperto, e i sassi i testimoni del lunghissimo cammino di formazione e di sgretolamento delle montagne.
E mentre sulla riva sinistra del fiume passava il cammino primitivo del Tagliamento, con una rete di ospitali che ogni 25 chilometri offrivano alloggio e cure ai pellegrini, come dimostra ancora l’Hospitale di San Giovanni di Gerusalemme a San Tomaso di Majano, che risale al 1199, lungo la riva destra del fiume la “Strada del Rinascimento friulano” permette di ammirare affreschi e dipinti che da Cordovado a Pinzano al Tagliamento punteggiano una via che si snoda nel segno di un messaggio d’amore universale.
Rami intrecciati
La bellezza del fiume è dovuta a caratteristiche rare, come il fatto che scorra per una buona parte del percorso con un movimento libero all’interno del suo alveo, formando dei canali intrecciati che i naturalisti di tutta Europa ci invidiano e vengono a studiare.
Dal ponte di Pinzano la vista è incantevole: il letto del fiume è un’autostrada bianca solcata da rivoli azzurri che sembrano animati da una volontà misteriosa di andare o di esitare. Il corso d’acqua si diverte a unire, dividere e intrecciare le sue acque, rivoli come bambini che corrono e si rincorrono in un ampio cortile. Quei canali intrecciati, «trecce fluide» come le chiama il geologo Corrado Venturini, hanno forma e portata variabile, soprattutto dopo una piena, quando l’acqua mescola e riordina ogni cosa, in cerca di un nuovo, temporaneo equilibrio.
Lungo le rive del Tagliamento, che nei pressi di Osoppo sono lambite da rogge di risorgiva, accendere un piccolo fuoco protetto da un cerchio di sassi fa parte di un rito che riporta ai bisogni primari dell’uomo – ripararsi dal freddo, dalla notte, dalle fiere – prima ancora di rappresentare il momento di svolta nella sua storia. Ascoltando la voce del fuoco e dell’acqua, si ha la netta sensazione che ogni singolo elemento esista in relazione a tutti gli altri.
Ricami tra i monti, foglie-sorgenti
Il Tagliamento nasce in Cadore, presso il passo della Mauria. È lì che la risalita del fiume trova compimento, alla sua origine.
Numerosi sono i torrenti, i rii, i ruscelli che si incontrano salendo verso la sorgente, una vasta rete di capillari che nutrono il fiume bambino.
Vicino al cartello che indica la sorgente del Tagliamento, tra le foglie e l’erba non sembra esserci acqua, ma solo un tappeto di foglie di faggio intrise di fango. Eppure un po’ d’acqua c’è. Un tempo nuovo viene con lei: tempo di compimento, tempo di trasformazione.
Con la sua voce cristallina e il suo limpido andare, quest’acqua che sgorga, nuova e fresca, ci invita a seguire il suo esempio: «Vai, vivi, diventa.» L’acqua è vita e il cammino dell’acqua è cammino per eccellenza, dono di sé per far sgorgare la vita. Il dono che ci offre è quello di un lascito paterno, un patrimonio: il suo defluire per donare la vita.
Eredi del patrimonio che ci dona, il Tagliamento siamo noi.
Cristina Noacco
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